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Lo spreco alimentare diventa reato in Francia.

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L’iniziativa è interessante per molti motivi, ma soprattutto perché finalmente offre una risposta istituzionale a un problema vergognoso che molto fa parlare ma che fino a ieri non sembrava avere la forza di muovere interventi di carattere politico e normativo diretto.
Lo spreco del cibo è l’aspetto più tangibile di un modo di produrre, distribuire, vendere e consumare il cibo che non funziona. Secondo la FAO, la quantità di cibo che finisce nella spazzatura supera il 35% della produzione totale, per un costo economico stimato in circa un trilione di dollari ogni anno.
Sono cifre spaventose, che dicono chiaramente di come il primo campo da arare in un mondo in cui 800 milioni di persone convivono ancora con la malnutrizione sia proprio questo: rendendo efficiente la catena produttiva e distributiva, trovando modi di redistribuzione efficaci del cibo vicino alla scadenza ma soprattutto educando i consumatori a ridare valore a ciò che mettiamo nei nostri frigoriferi e che spesso da lì finisce nella spazzatura senza nemmeno passare per la tavola. Di pari passo dovrebbe poi andare un ripensamento del sistema produttivo, che fa sì che solo in Italia si lascino nei campi 1,4 milioni di tonnellate di prodotti ogni anno, spesso perché non è conveniente fare la raccolta.

La proposta del governo francese va applaudita perché, sebbene a far notizia sia stata l’istituzione di pene severe per chi continuasse a gettare l’invenduto (fino a 2 anni di carcere), il vero nocciolo è la realizzazione di programmi di educazione nelle scuole primarie. Insegnare ai bambini, fin dalla tenera età, che il cibo va rispettato al pari del lavoro di chi lo ha prodotto e che sprecarlo reca un danno non solo economico, ma anche e soprattutto in termini di risorse finite che sono state utilizzate per realizzarlo (acqua, suolo fertile, energia) è un passo senza il quale non possiamo pensare a un futuro diverso.

Se non impariamo a essere cittadini migliori non c’è norma che tenga, e l’educazione alimentare deve entrare a pieno titolo nei programmi scolastici.

Da parte della società civile alcuni sforzi ci sono ma è arrivato il momento di dare una risposta corale a una vergogna che deve essere fermata. Da questo punto di vista ciò che sta accadendo in Francia deve scuoterci tutti dal torpore. Mettere fine allo spreco alimentare si può e si deve.

Dr. Daniele Di Santo – Nutrizionista Brescia

La tua bilancia si è fermata? Carenza di Carnitina…

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La carnitina è un composto naturale che si trova in alimenti ricchi di proteine ​​e che viene sintetizzato anche nel cervello, nel fegato e nei reni tramite vari processi biochimici che coinvolgono gli aminoacidi lisina e metionina. La sua funzione è quella di convertire gli acidi grassi in energia e perciò gli integratori a base di carnitina, per dimagrire e affrontare una sana attività fisica con più energia, sono validissimi. Tra l’altro, chi ha problemi di peso non troppo di rado evidenzia proprio una carenza di carnitina. Ma vediamo più nello specifico in che modo agisce la carnitina per dimagrire:

L’energia di cui ha bisogno il nostro organismo per le sue funzioni vitali viene prodotta all’interno di organelli cellulari chiamati mitocondri. Per adempiere alla loro funzione, i mitocondri hanno bisogno di trasportatori che portino a loro gli zuccheri e i grassi necessari a produrre energia. I trasportatori di grasso sono le molecole di carnitina. Se non ci fossero queste, i mitocondri non potrebbero bruciare gli acidi grassi.

Molti programmi di dimagrimento si basano, oltre che su una corretta alimentazione, anche su un’attività fisica intensa che, in quanto tale, richiede spirito di sacrificio supportato da forti motivazioni e tanta energia. Accelerando il metabolismo e quindi la produzione di energia, la carnitina migliora le prestazioni, la concentrazione e la velocità di recupero del muscolo dall’affaticamento, il che si ripercuote molto positivamente sulla propensione all’allenamento frequente e intenso.

Il grasso viscerale (o grasso addominale) è la parte di tessuto adiposo concentrata all’interno della cavità addominale e distribuita anche sulla superficie degli organi interni. Oltre a essere potenzialmente dannoso per gli organi, questo grasso non è per niente facile da smaltire per chi è obeso anche a distanza di mesi dall’inizio del proprio programma di dimagrimento. Gli integratori a base di carnitina danno una grande mano in tal senso, andando a rastrellare anche dalla superficie degli organi il grasso viscerale resistente che poi sarà destinato a essere bruciato nei mitocondri.

Chi intende usare la carnitina per dimagrire sarà contento di sapere che gli integratori di carnitina sono tra i più sani e sicuri che ci siano. Solo un uso eccessivo di carnitina può provocare effetti collaterali e questi si limitano a episodi di vomito, nausea, diarrea e crampi addominali di natura rara, lieve e transitoria.

Dr. R Daniele Di Santo – Nutrizionista – Brescia e Cremona

La Leptina: l’ormone dell’appetito !!! Dr. R. Daniele Di Santo – Nutrizionista – Brescia

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La leptina è un’importante ormone che aiuta a regolare l’assunzione e il dispendio di energia, regolando appetito, fame, comportamento e metabolismo. Viene secreta dal tessuto adiposo ed è uno dei più importanti ormoni del tessuto adiposo. E’ un elemento che gioca un ruolo molto importante nella riduzione della massa grassa, all’insaputa di molti.

Ma allora, cosa fa esattamente la leptina, e in che modo può aiutarti a bruciare il grasso indesiderato? La leptina agisce sull’ipotalamo, risultando nella soppressione dell’appetito. Lo fa in alcuni modi diversi:

1- Neuropeptide Y: la leptina contrasta il neuropeptide Y, un potente stimolante che attiva segnali relativi all’appetito e che si trova in cellule dell’intestino e nell’ipotalamo.

2. Anandamide: la leptina contrasta l’ anandamide, un altro stimolante della fame. Si lega agli stessi recettori del THC, il principio attivo della marijuana.

3. a-MSH: la leptina promuove la produzione dell’ a-MSH, un soppressore dell’appetito.

La leptina è un soppressore naturale  dell’appetito che tutti abbiamo nel nostro organismo. Per cui meno leptina abbiamo nel nostro corpo, più è difficile controllare l’appetito, portando spesso all’obesità. Diversi studi hanno dimostrato che una riduzione dei livelli di leptina può essere causata, tra le altre cose, da digiuno e diete ipocaloriche. Questi metodi sono pertanto controproducenti per perdere peso, perché in questo modo si riducono i livelli di  leptina, privando l’organismo di un naturale soppressore dell’appetito.

I livelli di leptina sono influenzati più dalla mancanza di cibo che dall’alimentazione eccessiva: è digiunando che si ottengono gli effetti più marcati sui livelli di leptina, che vanno a diminuire drasticamente. Al contrario, dopo aver mangiato molto, i livelli non risalgono altrettanto drasticamente.

Per quanto riguarda i livelli di leptina nel sonno, gli studi hanno dato risultati contrastanti: alcuni suggeriscono che la presenza di melatonina durante il sonno sopprima la leptina, mentre altri hanno rilevato che insulina e melatonina, al contrario, aumenterebbero i livelli di leptina. Per raggiungere risultati definitivi sono necessari ulteriori studi.

La leptina è un soppressore dell’appetito che si lega al neuropeptide Y (NPY) in modo da ridurre l’attività di certi neuroni. La leptina, dunque, è ciò che segnala al tuo cervello che hai mangiato abbastanza. Il risultato di questo processo è ciò che chiamiamo sazietà.

C’è però una piccola percentuale di individui che hanno subito una mutazione del gene della leptina, provocando una costante voglia di mangiare e portando così all’obesità. Per fortuna, si sono ottenuti buoni risultati nel trattamento di questa condizione, con somministrazione di leptina aggiuntiva al paziente.

Non ci sono però risultati definitivi nei test clinici effettuati su questo metodo. Solo i casi più gravi di obesità hanno beneficiato significativamente dall’assunzione di alti dosi di leptina. E’ stato rilevato che solo le dosi più alte e frequenti di leptina hanno portato a risultati soddisfacenti, rendendo la procedura frequente e poco piacevole. Inoltre, le iniezioni spesso costringevano i pazienti ad abbandonare il trattamento a causa di infiammazioni nell’area delle iniezioni, un effetto collaterale frequente.

C’è un tipo specifico di leptina, chiamato Fc-leptina, che può aiutare ulteriormente a contrastare i problemi associati alla mutazione del gene della leptina. Questo gene correlato si fonde con altri geni nel corpo e si è dimostrato efficace in test effettuati su ratti con livelli bassi di leptina e su ratti con livelli normali di leptina. Questo, però, non è ancora stato sperimentato sull’uomo. Se i test continuano ad avere successo, la Fc-leptina potrebbe rappresentare una soluzione efficace per gli individui con una mutazione del gene della leptina.

Nelle persone affette da obesità grave la leptina non agisce correttamente, portando ad appetito più intenso e ad alimentazione frequente senza raggiungere il senso di sazietà.

Essenzialmente, la leptina inibisce l’attività dei geni e dei neuroni che agitano la fame e l’alimentazione, e aiutano a promuovere l’appetito sopprimendo geni e neuroni.

Oltre a controllare l’appetito, la leptina contribuisce alla regolazione di alcune altre importanti funzioni dell’organismo. Essa promuove lo sviluppo di nuovi vasi sanguigni e aiuta la circolazione. Inoltre contribuisce allo sviluppo dei polmoni nel feto. Nei topi, la leptina è necessaria per la fertilità sia nei maschi che nelle femmine. Sull’uomo, i suoi effetti sulla fertilità sono meno marcati.

La leptina è prodotta da cellule adipose e anche dalla placenta. Durante la gravidanza, i livelli di leptina aumentano, per poi diminuire dopo il parto. La leptina, inoltre, induce le contrazioni uterine e gioca un ruolo importante nelle nausee mattutine.

Se siete interessati a come aumentare i livelli di leptina nell’organismo seguitemi nel prossimo articolo del Blog

Dr. R. Daniele Di Santo – Nutrizionista – Brescia

Dimagrire con le fragole ! – Dr R. Daniele Di Santo – Nutrizionista – Brescia

fragole

Curare la propria alimentazione mangiando le fragole. Può essere una buona idea, considerato che le fragole hanno diverse proprietà importanti a vantaggio del nostro benessere e della nostra salute, che vale la pena scoprire e tenere in considerazione. D’altronde un consumo regolare di vegetali è una strategia essenziale per badare alla salute.

Il consumo alimentare delle fragole va visto proprio in questo senso. Bisogna infatti ricordare che le fragole sono ricche di vitamina C e riescono a garantire un certo apporto di fibre al nostro organismo, rimediando in questo modo anche ad eventuali problemi intestinali. La vitamina C e l’acido citrico che le fragole contengono svolgono tra l’altro una funzione rilevante, che consiste in un’azione alcalinizzante e disinfettante delle urine. L’acido salicilico invece riesce ad espletare una funzione anticoagulante, oltre ad essere un buon alleato contro le infiammazioni.

Anche chi sta seguendo una dieta per eliminare i chili di troppo può mangiare le fragole, visto che esse forniscono una quantità piuttosto ridotta di calorie. Da ricordare inoltre che le fragole, grazie alla vitamina C, portano avanti un’azione antiossidante, combattendo i radicali liberi. Alcuni ricerche hanno suggerito che la fibra solubile delle fragole riesce a favorire l’assorbimento dei carboidrati e ad equilibrare il livello degli zuccheri.

In sostanza molti motivi per non rinunciare ad un frutto succoso, invitante e salutare.

A questo proposito non si devono dimenticare neppure tutti gli altri elementi contenuti nelle fragole, come ferro, vitamina E, fosforo,potassio e magnesio.

Dr. R. Daniele Di Santo – Nutrizionista Brescia

Incedibile ma è proprio vero: Una mela al giorno… – Dr. R. Daniele Di Santo – Nutrizionista – Brescia

MELA

Una mela al giorno leva il medico di torno… Tutti conosciamo questo famoso detto popolare, ma forse non tutti conoscono il proseguo di questo detto e non tutti sanno perché la mela, questo comune frutto,
è l’ icona indiscussa del benessere e del mangiar sano.

Ma cominciamo dal famoso detto, che appartiene a James A. Duke, un esperto di fitoterapia del Dipartimento dell’ Agricoltura degli Stati Uniti, nonchè poeta. Egli riassunse il grado di sicurezza della mela come segue:
“Una mela al giorno leva il medico di torno,
O almeno questo è quel che alcuni dicono.
Ma un uomo, si legge,
Mangiò una tazza piena di semi,
E quest’ uomo morì.
Di una dose eccessiva. Cianuro“.

Ed è proprio vero: i semi della mela contengono quantità molto elevate di cianuro, il potente veleno.

Ecco tutto quello che non sapete sulle mele…

Si stima che sia sufficiente mezza tazza di semi per provocare la morte di un adulto, e che bastino quantità molto inferiori per i bambini
e gli anziani. Ecco il motivo del mal di stomaco dei bambini piccoli dopo aver mangiato i torsoli delle mele. Ma tranquilli: visto il numero assai modesto dei semi presenti in un torsolo, il rischio di intossicazioni gravi è minimo. E’ però necessario educare i bambini a non ingerire i semi di mela.

UN FRUTTO SOTTOVALUTATO
La prima parte del proverbio si avvicina molto alla realtà: la mela fa bene tanto per la diarrea quanto per la stipsi, e può contribuire a prevenire le cardiopatie, il cancro e alcune forme di ictus, una delle maggiori cause di morte. Tuttavia, la mela è tanto comune che pochi erboristi la considerano un’ erba curativa.

MELE “FAMOSE”
La Bibbia non specifica quale fosse il frutto proibito del giardino dell’ Eden, ma fin dai tempi anctichi si è ritenuto che fosse la mela.
La leggenda narra che un pezzo di questo frutto fosse rimasto nella gola di Adamo, e da qui deriva il termine “pomo d’ Adamo”.
Il pomo della discordia fu invece il motivo da cui scaturì la guerra di Troia. Il coma di Biancaneve fu indotto da una mela avvelenata e,
ancora, Guglielmo Tell colpì una mela sul capo del suo giovane figlio. E come non citare l’ eccentrico pioniere americano Jhon Chapman, “Johnny Semedimela”, che si conquistò una fama leggendaria cucendo i semi di mela.

Ma veniamo alle indicazioni terapeutiche…
La moderna scienza medica ha scoperto che la mela ha un enorme valore terapeutico grazie alla pectina, la fibra solubile di cui è ricca la sua polpa.

TUTTE LE PROPRIETA’ DELLA MELA

LA MELA COME RIMEDIO NATURALE CONTRO DIARREA E STIPSI
Alcuni studi dimostrano che la pectina contribuisce ad alleviare la diarrea, in quanti i batteri intestinali la trasformano in un rivestimento lenitivo e protettivo per le pareti irritate dell’ intestino. Inoltre la pectina favorisce la formazione di massa fecale, e questo effetto è utile tanto per la diarrea quanto per la stipsi.

LA MELA PER LA PREVENZIONE DI COLESTEROLO ALTO, CARDIOPATIE E ICTUS
L’ alimentazione ricca di fibre contribuisce a ridurre il colesterolo nel sangue, un importante fattore di rischio nelle cardiopatie e in alcuni ipi di ictus. In presenza di fibre, il colesterolo che assumiamo con gli alimenti rimane nel tratto intestinale fino a quando non viene  eliminato. La mela, ricca della fibra pectina, è quindi il frutto ideale dopo pasti a base di carne o di latticini.

LA MELA NELL’ ALIMENTAZIONE PER LA PREVENZIONE DEL TUMORE
La pectina lega alcuni composti cancerogeni presenti nel colon, accelerandone l’ eliminazione. Inoltrem grazie all’ azione antiossidante, i flavonoidi contenuti nella mela aiutano a prevenire i danni cellulari prodotti dai radicali liberi.

LA MELA PER GLICEMIA E DIABETE
La pectina contribuisce anche a ridurre la glicemia (consentrazione di glucosio nel sangue) nei soggetti diabetici.

LA MELA NELLA DIETA PER DEPURARE L’ ORGANISMO
Alcuni studo condotti in Europa indicano che la pectina è in grado di favorire l’ eliminazione dei metalli pesanti, dal grave effetto tossico, come piombo e mercurio. La depurazione del corpo da questi veleni è un’ ulteriore ragione per adottare una mela al giorno, specialmente per chi vive in città ed è più soggetto all’ inquinamento.

Dr. R. Daniele Di Santo – Nutrizionista – Brescia

La vera storia dell’uovo di Pasqua – Dr. R Daniele Di Santo – Nutrizionista – Brescia

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Il cioccolato ha un’anima. Un’anima molto cattiva. Sa di essere temuto e desiderato e, invece di starsene in dispensa, si presenta a ogni occasione con una forma diversa, seducente, irresistibile. le uova di cioccolato sono ormai una consuetudine pasquale, ma racchiudono anche una storia antica

Non è possibile rivelare la fonte della notizia ma possiamo raccontarvi la storia delle uova di cioccolato. Come si dice: per combattere il nemico bisogna conoscerlo a fondo. Nella simbologia pagana l’uovo è associato alla vita. Con la rottura del guscio da parte del pulcino, i cristiani videro un concetto simile a quello della Resurrezione di Cristo e per questo l’uovo è simbolo della Pasqua. Bisogna comunque aspettare la diffusione del cacao in Europa prima di vedere l’antenato delle uova di cioccolato. È probabile che siano nate alla corte francese di Luigi XIV e si siano poi diffuse nell’800. Non essendo ancora state inventate specifiche tecniche per la lavorazione del cioccolato, queste uova si presentano piene e fatte di cioccolato grezzo, cristallino. Il modo migliore per ripercorrere la storia delle uova di cioccolato è segnare le tappe partendo dalle fasi che ne hanno consentito l’evoluzione.

  • 1823: François Louis Cailler fonda a Vevey la prima azienda per la produzione di cioccolato. Il cacao diventa una pasta grazie ai macchinari studiati appositamente. Da qui verrà venduta la prima tavoletta di cioccolato della storia. Sempre in questa azienda, grazie a Daniel Peter, nasce il concetto di cioccolato al latte. La creazione non sarebbe stata possibile se Henry Nestlé non avesse prima realizzato il primo latte in polvere.
  • 1825: per la prima volta si parla di burro di cacao. Coenraad van Houte sfrutta i meccanismi dell’industria alimentare per realizzare la tecnica del dutching, utile per separare i grassi dal cacao e, attraverso il loro bilanciamento, dare svariate forme al cioccolato, uova comprese.
  • 1875: parte la prima produzione di uova di cioccolato così come le conosciamo oggi. A vederci lungo fu John Cadbury, un piccolo imprenditore del cioccolato con sede a Birmingham. Da questo momento in poi si assiste al perfezionamento delle tecniche di produzione, alla realizzazione, nonché personalizzazione della ricetta, sperimentando con cioccolato bianco, al latte e fondente.
  • 1879: il cioccolato come lo conosciamo oggi non sarebbe stato possibile se lo svizzero Rodolphe Lindt non avesse inventato il conchage (concaggio), la tecnica di lavorazione che consente al prodotto di diventare vellutato e morbido al palato.
  • Giunti nel 1900 la tradizione dell’uovo di cioccolato è ancora forte e, in Italia, si inserisce un elemento di successo: la sorpresa. I bambini (e anche i più grandi) impazziscono all’idea di trovare un regalo rinchiuso in un guscio di cioccolato. L’industria dolciaria ha fatto bingo ma anche gli artigiani del cioccolato non scherzano.

  • Superati gli anni 2000 si scopre che il cioccolato ha anche effetti benefici sulla salute e si rivalutano le produzioni di qualità. L’uovo di Pasqua invade le corsie del supermercato dando la sensazione di trovarsi sulla via per il paese dei balocchi, nonostante le polemiche sui prezzi di alcune uova industriali che toccano i 94 €/Kg, mentre i cioccolatieri si divertono a creare le uova più belle che mai, come ad esempio quelle di Bompiani a Roma, ispirate all’arte moderna.

Insomma il connubio è vincente: il fascino della sorpresa si mescola alla bontà indiscussa del cioccolato. Per raccontarvi la storia ho provato a cercare anche la tecnica ideale per resistergli, ma posso garantire che non è stata ancora inventata. Non vi resta che cedere alla tentazione e mangiare (con moderazione 🙂 ) l’uovo di Pasqua che non riuscite a dimenticare.

La dieta di primavera – dr. R Daniele Di Santo – Nutrizionista – Brescia

DIETA

L’arrivo della bella stagione rappresenta l’occasione ideale per fare un po’ di ordine non solo in casa propria, ma anche all’interno del nostro organismo. In particolare, l’apparato digerente e quello renale si possono occupare delle “pulizie di primavera”, eliminando le tossine e le scorie accumulate nei mesi freddi. Per farlo non c’è niente di meglio che concentrarsi su frutta e verdura, ideali per depurare l’organismo e fornirgli i necessari fattori protettivi.

Per avere i massimi vantaggi dalla dieta è importante seguire alcuni criteri di base: alternare verdura e frutta di tutti i colori, ricordando, però, che i vegetali di colore giallo, arancio e verde, sono più ricchi di vitamina A, mentre quelli  rossi contengono più vitamina C. Preferite i prodotti locali, che sono più ricchi vitamine grazie ai minori tempi di trasporto e di conservazione, e cercate di usare le produzioni biologiche, perché offrono migliori garanzie di sicurezza.

Lo schema dietetico che vi propongo è perfettamente in grado di garantire all’organismo energia e nutrimenti in giusta quantità, favorendo l’eliminazione delle tossine grazie ai vegetali; è importante che i menù siano sempre accompagnati dall’assunzione di acqua naturale.

Schema settimanale della dieta di primavera per depurare l’organismo

Colazione: una tazza di tè verde dolcificata con un cucchiaino di miele di acacia, tre fette integrali spalmate con 30 grammi di marmellata di arance e una banana, oppure 200 grammi di yogurt magro dolcificato con un cucchiaino di miele di acacia, quatto prugne essiccate e un bicchiere di succo d’arancia.
Spuntino: una mela golden, oppure 150 grammi di papaia fresca.
Merenda: uno yogurt probiotico, 150 grammi di mirtilli con succo di limone, oppure 200 grammi di macedonia a base di pere e banane.

Lunedì
Pranzo: piovra con misticanza, 60 grammi di pane integrale, e un’arancia
Cena: 200 grammi di passato di verdura, 120 grammi di fesa di tacchino alla piastra, 150 grammi di fagiolini lessati conditi con un cucchiaino di olio extravergine d’oliva, 50 grammi di pane integrale.

Martedì
Pranzo: due carciofi lessati conditi con un cucchiaino di olio extravergine d’oliva, due uova alla coque, 70 grammi di pane integrale.
Cena: 200 grammi di crema d’asparagi con 40 grammi di crostini,branzino al cartoccio, insalata di tarassaco con olio e una mela cotta.

Mercoledì
Pranzo: 70 grammi di penne integrali con sugo di broccoli saltati, 80 grammi di crescenza, 150 grammi di insalata di spinaci freschi e finocchi e olio
Cena: 50 grammi di minestra di riso e prezzemolo, carpaccio di carciofi e tonno, 50 grammi di pane integrale.

Giovedì
Pranzo: insalata con cuori di palma e asparagi, 120 grammi di fettina di vitello alla piastra, 60 grammi di pane integrale.
Cena: 200 grammi di insalata di patate novelle e di fagiolini con olio, 80 grammi di ricotta vaccina fresca, 50 grammi di pane integrale

Venerdì
Pranzo: 60 grammi di riso lessato con 10 grammi di burro e un cucchiaino di parmigiano, trota lessata, inalata di carote e tarassaco con olio.
Cena: crema di piselli e fave con crostini, 120 grammi di petto di pollo al limone e 50 grammi di pane integrale.

Sabato
Pranzo: 120 grammi di pasta e ceci, 150 grammi di calamari alla piastra, 150 grammi di insalata di pomodori con olio.
Cena: crema di patate, un uovo alla coque con 150 grammi di asparagi lessati, sorbetto al limone e 50 grammi di pane integrale.

Domenica
Ripetere a scelta uno dei menù della settimana

Dr R. Daniele Di Santo – Nutrizionista – Brescia

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